Anaplasma
Borrelia
Brucella
Leishmania
MERS coronavirus
Toxoplasma
West Nile virus
Profilo Zecca
Monitoraggio del topo
Autoanticorpi anti-nucleo


Anaplasma
Anaplasma
Informazioni cliniche:Anaplasma (A.) phagocytophilum è l’agente eziologico dell’anaplasmosi, malattia di origine batterica, trasmessa mediante il morso della zecca del genere Ixodes. A. phagocytophilum è un batterio intracellulare obbligato gram-negativo, che aggredisce per lo più i granulociti neutrofili, ma anche, in alcuni rari casi, i granulociti eosinofili. L’anaplasmosi è una malattia a diffusione mondiale e la prevalenza dipende dalla distribuzione geografica del vettore che la trasmette.

Il quadro clinico afferente all’infezione canina da A. phagocytophilum assume nomi diversi: ehrlichiosi granulocitica (obsoleto), anaplasmosi granulocitica canina, o più semplicemente e comunemente, anaplasmosi. I sintomi clinici dell’anaplasmosi canina comprendono debolezza generale con febbre, dimagrimento, vomito, dispnea, spleno- ed epatomegalia, linfoadenopatia, edema delle articolazioni, leucopenia, anemia, emorragia, poliartrite e disturbi del SNC a seguito dell’infiammazione e del sanguinamento delle meningi. In alcuni cani, il sistema immunitario è in grado di eliminare il patogeno, mentre altri presentano un decorso asintomatico oppure cronico. La forma cronica si può manifestare con zoppia alternante dovuta a poliartrite.

Anche per le infezioni da A. phagocytophilum nel cavallo vengono utilizzate definizioni diverse, ovvero ehrlichiosi granulocitica (obsoleto), anaplasmosi granulocitica equina o più semplicemente e comunemente anaplasmosi.I sintomi clinici dell’anaplasmosi equina comprendono debolezza generale con febbre, anoressia, letargia, edema agli arti, petecchia, ittero, riluttanza a svolgere attività fisiche e atassia. Nei cavalli più anziani i sintomi si presentano in modo più chiaro rispetto a quelli più giovani.

Diagnostica: la diagnosi di anaplasmosi canina o equina si basa sull’osservazione dei sintomi clinici, sulla diagnosi differenziale e sulla determinazione degli anticorpi diretti contro gli antigeni di A. phagocytophilum. La positività agli anticorpi anti A. phagocytophilum si riscontrano nel siero degli animali infetti dopo sette/quattordici giorni dal primo contatto con il patogeno e per la loro determinazione sierologica si utilizzano diverse tecniche quali ELISA o immunofluorescenza indiretta (IFA). Molti cani e cavalli possono presentare anticorpi specifici contro A. phagocytophilum senza rilevanza clinica perciò in caso di sospetta anaplasmosi, per una precisa diagnosi è necessario valutare il titolo anticorpale nel siero a distanza di 2 settimane, in quanto un raddoppio del titolo o una sieroconversione sono indici di una infezione in atto. La borreliosi deve essere esclusa mediante diagnosi differenziale. Non sono ancora disponibili vaccini per i cani o cavalli.

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Borrelia
Borrelia
Informazioni cliniche: la Borrelia è l’agente eziologico della borreliosi di Lyme, una malattia di origine batterica trasmessa dal morso della zecca del genere Ixodes. Si tratta di batteri gram-negativi che vengono denominati collettivamente Borrelia burgdorferi sensu lato, ma che all’interno presentano diverse genospecie che vanno ad infettare animali di origine diversa; ad esempio la Borrelia burgdorferi sensu stricto, Borrelia garinii e Borrelia afzelii sono patogeni per cani e cavalli, animali che presentano un rischio di infezione significativamente maggiore, poiché sono soggetti a contatti più frequenti con le zecche. L’80% della Borrelia presente nella zecca di origine europea, appartiene alla genospecie patogena B. garinii o B. afzelii, mentre negli Stati Uniti risulta d’interesse solo B. burgdorferi sensu stricto. Nella maggior parte dei casi le infezioni indotte da questi patogeni presentano un decorso asintomatico e l’infezione non conferisce forte immunità è dunque possibile la reinfezione. Gli anticorpi anti B. burgdorferi si riscontrano nel siero degli animali infettati o appositamente vaccinati. L’infezione da B. burgdorferi presenta una sintomatologia varia che generalmente si manifesta dopo settimane o mesi dal contagio.

I sintomi primari della borreliosi di Lyme nel cane sono piuttosto aspecifici e comprendono letargia, inappetenza e febbre mentre i sintomi specifici, che si manifestano in una fase tardiva dell’infezione, comprendono zoppia dovuta a miosite o artrite; raramente vengono descritti disturbi neurologici, danni renali (glomerulonefrite) o cardiaci (miocardite). Per i cani sono disponibili diversi vaccini.

Nel cavallo, la Borreliosi è caratterizzata da artrite, zoppia intermittente, dolore muscolare, uveite, encefalite, aborto, febbre e letargia. Recentemente è stato introdotto nel mercato un vaccino per i cavalli.

Negli esseri umani, una classica manifestazione della borreliosi è l’eritema migrans, che non rappresenta un sintomo di grande importanza nel cane e nel cavallo data la difficoltà di riconoscimento dovuta alle caratteristiche della pelle dell’animale, scura e ricoperta da pelo.

Diagnostica: la diagnosi della borreliosi canina o equina si basa sull’osservazione dei sintomi clinici, sulla diagnostica differenziale e sulla determinazione degli anticorpi diretti contro gli antigeni di Borrelia. Alcuni studi consigliano una strategia a due fasi per la determinazione degli anticorpi specifici diretti contro Borrelia. In una prima fase si consiglia un test di screening sensibile (ELISA oppure IFA); successivamente tutti i sieri che presentano un risultato positivo o borderline nello screening vengono analizzati mediante immunoblot per permettere una differenziazione tra reazioni specifiche e non specifiche da borrelia. Dato che gli anticorpi diretti contro la Borrelia vengono prodotti a circa 2-6 settimane dall’infezione, i test sierologici svolti nello stadio iniziale della borreliosi di Lyme possono risultare negativi. Si consiglia perciò, nei casi di sospetta borreliosi, la ripetizione dei test dopo sette/dieci giorni. La presenza di anticorpi di classe IgM diretti contro gli antigeni di Borrelia possono essere riscontrati per un periodo di due settimane nella fase iniziale dell’infezione.

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Brucella
Brucella
Informazioni cliniche: la brucellosi è una zoonosi provocata da batteri gram-negativi del genere Brucella ed è stata descritta per la prima volta nel 1931. La WHO (Word Health Organization) ha inserito la Brucella nel gruppo delle patologie di rischio III. Le specie Brucella abortus e Brucella melitensis sono state identificate per la prima volta nei cammelli, nei quali i sintomi clinici sono generalmente lievi. L’infezione da Brucella può essere trasmessa dall’animale all’essere umano attraverso il latte fresco o la carne cruda, diventando un grave problema per la salute nelle aree geografiche colpite.

I cammelli delle specie Camelus bactrianus e Camelus dromedariusare sono spesso soggetti ad infezioni da Brucella, soprattutto se vivono nelle vicinanze di ruminanti infetti, come bovini, ovini o caprini. Il contagio da Brucella avviene attraverso l’apparato respiratorio, il tratto intestinale, le membrane mucose e la pelle. Il patogeno viene trasportato attraverso il sangue verso diversi organi, come fegato e milza, oppure verso l’apparato emopoietico. Le infezioni dei cammelli da Brucella abortus determina l’insorgenza di sintomi clinici lievi, ad es. inappetenza, leggera zoppia provocata da artrite, e lacrimazione bilaterale. Orchite ed epididimite sono manifestazioni da Brucella abortus e Brucella melitensis. Sono stati inoltre osservati ritenzione placentare (retentio secundarium), placentite, infezioni del tratto urogenitale, aborto con mummificazione fetale e infertilità.

Diagnostica: una diagnosi affidabile può essere ottenuta solamente mediante la determinazione diretta di Brucella nei tessuti colpiti, ad es. nella placenta o nei linfonodi. Tuttavia, questa procedura è piuttosto complessa, e rappresenta inoltre un potenziale rischio di infezione per il personale di laboratorio. Per questo motivo, sono stati sviluppati diversi tipi di test sierologici per la rilevazione degli anticorpi anti Brucella, compresa la reazione di fissazione del complemento (RFC) e il test rosa bengala (RBT). Tuttavia l’esecuzione di queste analisi richiede molto tempo e presenta dei limiti per quanto riguarda la sensibilità e la standardizzazione. Il test RBT può essere utilizzato per monitorare la diffusione della malattia nelle regioni non ancora colpite da Brucella. L’Organizzazione mondiale della sanità animale OIE (Ufficio Internazionale delle Epizoozie) ha individuato diversi test sierologici per la diagnosi degli anticorpi bovini anti Brucella, compresi RFC ed RBT precedentemente menzionati, e anche il test ELISA. Le indicazioni del OIE sottolineano che un risultato positivo deve essere sempre verificato mediante un test di conferma. I test ELISA che si basano su un vasto spettro antigenico offrono una alta sensibilità e sono quindi adatti per lo screening.

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Leishmania
Leishmania
Informazioni cliniche:la leishmaniosi è una zoonosi provocata da protozoi del genere Leishmania. Leishmania infantum, Leishmania chagasi e Leishmania donovani, appartengono al complesso Leishmania donovani e risultano particolarmente importanti. Questi parassiti monocellulari vengono trasmessi agli esseri umani o agli animali attraverso il morso delle femmine dei flebotomi del genere Phlebotomus (Africa, Asia, Europa) oppure Lutzomyia (Centro e Sud America). I cani sono ritenuti essere i serbatoi di infezione principali, si ritiene che nelle zone endemiche la percentuale di cani affetti da leishmaniosi sia compresa tra il 50 e l’80%, dimostrando perciò un alto potenziale zoonosico e creando un grande problema per la medicina, sia umana che veterinaria.
Meno del 10 % dei cani affetti presentano i sintomi clinici, ed alcune razze ed alcune età specifiche presentano una maggiore predisposizione allo sviluppo della malattia. La risposta immunitaria del cane è cruciale anche per quanto riguarda le manifestazioni della malattia.

Le infezioni da leishmaniosi sono caratterizzate da una lunga incubazione, che può durare da alcuni mesi a diversi anni. I diversi zimodemi delle singole specie di Leishmania possono provocare manifestazioni cliniche diverse. Nei cani, è spesso impossibile discriminare tra la forma viscerale e la forma cutanea, dato che la forma viscerale spesso presenta manifestazioni dermatologiche. La vasta gamma di sintomi comprende febbre, dimagrimento, anoressia, e diversi cambiamenti della cute (ad es. Dermatite, ipercheratosi, ulcerazione dei cuscinetti plantari), disturbi oculari (es. uveite, cheratocongiuntivite) e diversi disturbi degli organi addominali (es. glomerulonefrite, epato- e splenomegalia), patologie muscolo-scheletriche (es. a causa della poliartrite) e alterazione di alcuni parametri ematici e urinari (es. iperglobulinemia, ipooalbuminemia, proteinuria). I sintomi clinici della leishmaniosi canina possono migliorare oppure possono anche regredire grazie alla chemioterapia. Tuttavia, sono possibili ricadute, dato che il trattamento non consente di eliminare del tutto i parassiti. Esiste un vaccino contro la leishmaniosi.

Diagnostica: la diagnosi delle infezioni da Leishmania si basa generalmente sui test sierologici (IFA oppure ELISA) per la determinazione degli anticorpi IgG specifici diretti contro Leishmania. Alti titoli anticorpali si correlano con la leishmaniosi clinica, oppure possono indicare una possibile manifestazione di leishmaniosi canina in cani infetti ma asintomatici. La determinazione del patogeno mediante PCR fornisce un’indicazione per poter definire la diagnosi della Leishmaniosi, tuttavia non consente di arrivare ad una conclusione certa rispetto alle manifestazioni cliniche. Di conseguenza, la determinazione sierologica risulta essere il metodo di elezione per la diagnosi della leishmaniosi canina.

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MERS coronavirus
MERS
Informazioni cliniche:la Sindrome Respiratoria Mediorientale (MERS) è una patologia, provocata da un coronavirus isolato ed identificato recentemente (MERS-CoV). Ad oggi, tutte le infezioni umane da MERS-CoV hanno avuto origine nel Medio Oriente e circa il 40 % dei casi diagnosticati hanno avuto esito fatale. Il tempo di incubazione dell’infezione va da meno di una settimana nella maggior parte dei casi, fino a 12 giorni in alcuni casi isolati. Le secrezioni respiratorie delle alte vie aeree delle persone infette hanno un ruolo particolarmente importante, visto che il virus dimostra grande affinità per le cellule epiteliali dell’apparato respiratorio; infatti la trasmissione dell’infezione tra umani avviene per aerosol mediante starnuti e colpi di tosse e per contatto attraverso le mani contaminate.

Sono ancora in corso discussioni dove si indica che il cammello potrebbe essere una potenziale fonte di infezioni sporadiche da MERS-CoV negli esseri umani. Sono stati infatti trovati anticorpi anti MERS-CoV nei sieri di cammelli che erano stati prelevati nel 1983, portando a supporre che il virus circola in questa specie animale da lungo tempo. Nelle zone endemiche la presenza degli anticorpi nel siero dei cammelli adulti raggiunge il 100%.
Si presume che il virus venga depositato e si moltiplichi nei cammelli neonati e visto che la fase di immunizzazione richiede parecchio tempo, i cammelli di giovane età sarebbero quindi la fonte principale di infezione. Ad oggi non esiste ancora un vaccino certificato.

Diagnostica:i sintomi clinici nei cammelli infetti da MERS-CoV sono rari e generalmente piuttosto lievi. I metodi di diagnostica di laboratorio più affidabili per la conferma di casi sospetti di infezioni da MERS-CoV nei cammelli sono la determinazione diretta di MERS-CoV mediante PCR e la determinazione degli anticorpi anti MERS-CoV mediante immunofluorescenza indiretta (IFA), ELISA, oppure test di neutralizzazione. Nella diagnostica sierologica deve essere presa in considerazione la
cross-reattività con altri coronavirus, in particolare il coronavirus bovino. Queste possono essere ridotte utilizzando come antigene un dominio specifico della proteina spike ricombinante nel test ELISA. I test IFA che utilizzano come substrato cellule infette da MERS-CoV rappresentano un test di screening altamente sensibile che consente la determinazione qualitativa e semiquantitativa degli anticorpi anti-MERS-CoV. I risultati positivi devono essere confermati mediante altri metodi, idealmente mediante il test di neutralizzazione.

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Toxoplasma
Toxoplasma
Informazioni cliniche: I’agente eziologico della toxoplasmosi è lo sporozoo Toxoplasma gondii. Il principale animale ospite è il gatto domestico (ma anche altri felini), in cui il parassita si annida nelle cellule intestinali formando oocisti (ciclo di riproduzione sessuata). In genere il contagio ha luogo per via orale tramite l’ingestione di acqua o di cibo contaminati da oocisti (attraverso le feci dei gatti infetti) o di carne e derivati (la carne cruda di animali infetti che contengono le oocisti con trofozoiti in grado di infettare).

Nei gatti adulti, l’infezione procede solitamente in modo asintomatico. Tuttavia, l’infezione connatale dei cuccioli di gatto spesso porta a gravi sintomi clinici, che nella maggior parte dei casi ne provocano la morte. La proliferazione dei parassiti nell’intestino dell’ospite può provocare diarrea e l’infezione si può estendere anche a tessuti extraintestinali andando a colpire organi come polmoni, fegato, SNC, pancreas e occhi. In questo caso, i gatti presentano letargia, anoressia, febbre, ittero, dispnea, atassia oppure uveite.

Oltre alla sua importanza clinica nel gatto, la toxoplasmosi felina è anche un’importante zoonosi. In seguito all’infezione primaria, oppure alla riattivazione di un’infezione latente, i gatti infetti espellono le oocisti con le feci per un periodo che varia da due o tre settimane. I parassiti diventano infettivi dopo due-quattro giorni di presenza nell’ambiente, e possono infettare per via orale gli esseri umani oppure altri animali a sangue caldo. Soprattutto negli individui immunodepressi, l’infezione può provocare malattie gravi, come ad esempio l’encefalite nei pazienti affetti da AIDS. Nelle donne in gravidanza, e negli animali a sangue caldo, il Toxoplasma può essere trasmesso per via transplacentare al feto. Un’infezione intrauterina può provocare aborto, malformazioni e altri danni al neonato, a seconda del periodo gestazionale in cui è avvenuto il contagio, la gravità dell’infezione e lo stato immunologico di madre e feto.

Diagnostica:le oocisti di Toxoplasma vengono rilevate raramente nelle feci, dato che il periodo di sporulazione è breve. Tuttavia, i metodi di ricerca del patogeno con PCR sono più sensibili rispetto all’analisi delle feci attraverso flottazione e alla microscopia. La rilevazione degli anticorpi specifici nel siero o nel plasma mediante IFA, ELISA oppure test di agglutinazione sono strumenti diagnostici importanti. Un risultato positivo per gli anticorpi IgG specifici diretti contro Toxoplasma indica l’avvenuto contatto con il patogeno. Dato che le cisti di toxoplasma, e di conseguenza anche gli anticorpi IgG, persistono per tutta la vita, un’infezione acuta può essere diagnosticata solo mediante la rilevazione degli anticorpi IgM oppure di un valore di IgG aumentato di quattro volte dopo due-quattro settimane dalla prima determinazione. Gli anticorpi IgM compaiono di norma nella prima settimana dal contagio e sono rilevabili dalle due alle sedici settimane successive mentre la positività agli anticorpi IgG specifici si presenta dalle tre alle quattro settimane dal contagio. Circa il 20 % dei gatti infetti non sviluppa abbastanza anticorpi IgM da consentirne la determinazione.

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West Nile virus
West nile virus
Informazioni cliniche: il West Nile Virus (WNV) è un virus a RNA a singolo filamento della famiglia Flaviviridae. La modalità principale di trasmissione del virus è rappresentata da diverse specie di zanzare, che sono il primo vettore (ad oggi sono state descritte oltre 40 diverse specie) nonché da alcune specie di zecca. Gli uccelli, siano essi stanziali, migratori o domestici, giocano un ruolo cruciale nella disseminazione del virus essendo l’animale più comunemente infettato e rappresentando il primo serbatoio. Il virus infetta anche diverse specie di mammiferi, tra cui l’uomo.

Oltre agli esseri umani, generalmente solo i cavalli si ammalano in seguito ad un’infezione naturale. Il periodo di incubazione della malattia, varia tra i 2 e 15 giorni; gli uomini ed i cavalli vengono considerati ospiti finali perché presentano un periodo viremico breve con titoli bassi. Solo circa il 10 % dei cavalli infetti manifesta i sintomi clinici. I primi sintomi sono per lo più aspecifici, e comprendono febbre, letargia, inappetenza e coliche.
Con il decorrere dell’infezione insorgono spesso disturbi neurologici, che portano a zoppia e ad atassia oppure addirittura paresi. In alcuni rari casi, sono stati osservati disturbi ai nervi facciali, fotosensibilità e cecità, sussulti, così come un’accentuata sensibilità e cambiamenti di personalità.

Nei cavalli che presentano un decorso blando della patologia, la guarigione richiede solitamente tra due e sette giorni. Nelle infezioni gravi, la guarigione può richiedere 20 giorni oppure diverse settimane. Il 20% dei cavalli affetti da gravi infezioni pregresse presenta conseguenze a lungo termine, tra cui dimagrimento, letargia, atassia e disturbi ai nervi cerebrali. Nei cavalli non vaccinati, l’infezione risulta fatale nel 24 – 45% dei casi clinici. Le cure mediche intensive sono l’unico modo per trattare la malattia. Per i cavalli esiste un vaccino con WNV inattivato.

Diagnostica:la diagnosi di un’infezione da WNV può essere effettuata attraverso la determinazione diretta del virus oppure mediante la rilevazione degli anticorpi specifici. A causa della brevità dello stadio viremico, la determinazione diretta del virus negli animali viventi non ha sempre un buon esito. Il virus può essere rilevato post mortem nel cervello oppure nel midollo spinale dei cavalli, attraverso PCR. Per tali motivi, la determinazione sierologica degli anticorpi specifici WNV mediante ELISA oppure IFA è fondamentale. Gli anticorpi IgM specifici possono essere determinati nel siero equino dopo sette – dieci giorni dal contagio, e possono persistere per uno o due mesi, a volte anche più a lungo. Gli anticorpi IgG anti-WNV sono determinabili per almeno 15 mesi dopo l’infezione.

È molto importante la diagnosi differenziale dell’infezione da WNV da altre patologie provocate da arbovirus (encefalomielite equina, encefalite giapponese ed encefalite da zecca), herpes virus equino 1, la malattia di Borna e rabbia. A causa dell’alta somiglianza antigenica nel genere Flavivirus, si possono manifestare cross-reattività con altri anticorpi. Di conseguenza, un risultato positivo deve essere confermato mediante un sistema di analisi diverso, ad esempio il test di neutralizzazione che è considerato lo standard di riferimento nella diagnostica umana.

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Profilo Zecca
Profilo Zecca
Informazioni cliniche:la distribuzione geografica delle zecche è in continuo aumento a causa del riscaldamento globale, di conseguenza, le malattie da esse trasmesse, tra cui anaplasmosi, borreliosi ed encefalite da zecca (TBE) si manifestano sempre più frequentemente nei cani e nel cavallo.

I sintomi primari della borreliosi equina e canina comprendono letargia, inappetenza e febbre. Seguono zoppia provocata da miosite o artrite, ingrossamento dei linfonodi, disturbi neurologici, danni renali o cardiaci.

Le manifestazioni dell’anaplasmosi canina comprendono, debolezza generale con febbre, dimagrimento, edema alle articolazioni, anemia, emorragia, poliartrite, ma anche disturbi del SNC dovuti all’infiammazione e al sanguinamento delle meningi. I sintomi clinici più frequenti dell’anaplasmosi equina sono febbre alta, debolezza generale, anoressia parziale, edema agli arti, ittero, atassia e riluttanza a svolgere attività fisica.

Un’infezione da TBE virus nei cani è caratterizzata spesso, da febbre, apatia, debolezza, consapevolezza ridotta, letargia, anoressia, atassia, iperalgesia e disturbi neurologici. I sintomi delle infezioni equine da TBE virus comprendono debolezza generale, aumento della temperatura corporea, inappetenza, dimagrimento, nervosismo, ansia, capricciosità, atassia e crampi.

Anaplasmosi, borreliosi e infezioni da virus della TBE in cani e cavalli sono molto simili dal punto di vista della sintomatologia, per questo motivo diventa importante la diagnosi differenziale per queste tre diverse patologie. In alcuni casi possono verificarsi anche delle co-infezioni.

Diagnostica:la determinazione diretta di Borrelia mediante PCR o coltivazione è affidabile solo nei campioni di tessuto e non nei campioni di sangue. Per la determinazione diretta di A. phagocytophilum, sono disponibili la reazione colorimetrica di uno striscio di sangue, la coltivazione o la PCR. La sensibilità della determinazione diretta dipende fortemente dallo stadio dell’infezione. Di conseguenza, la determinazione sierologica degli anticorpi è il metodo di elezione per la diagnosi di laboratorio della borreliosi e dell’anaplasmosi. Il virus TBE può essere determinato direttamente mediante PCR (nello stadio viremico) oppure in modo indiretto mediante ELISA.

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Monitoraggio del topo
Monitoraggio del topo
Informazioni cliniche:lo stato microbiologico degli animali da laboratorio non è importante solo per il loro benessere, ma anche per assicurare la validità e la riproducibilità dei dati di ricerca. Per questo motivo, il monitoraggio della salute degli animali utilizzati per la sperimentazione è di fondamentale importanza. Per monitorare lo stato microbiologico degli animali da laboratorio, la Federazione Europea delle Società di Scienza per gli Animali da Laboratorio (FELASA) raccomanda l’esecuzione di analisi regolari per la determinazione di vari batteri, virus e parassiti. Alcuni parametri devono essere verificati ogni tre/dodici mesi random.

Le raccomandazioni per le indagini sierologiche trimestrali dei topi riguardano i seguenti patogeni: virus dell’epatite murina, retrovirus murino, norovirus murino, minuto virus murino, encefalomielite di Theiler murino, Helicobacter e Streptococcus pneumoniae. Il monitoraggio annuale comprende i seguenti patogeni: Adenovirus murino, reovirus, virus del vaiolo murino, virus della coriomeningite linfocitaria, Clostridium piliforme e Mycoplasma pulmonis.

Diagnostica: Per la determinazione routinaria degli anticorpi anti-virus o batteri, diversi metodi sierologici risultano utili per lo screening, tra cui ELISA e il test in immunofluorescenza indiretta (IFA). I sistemi blot e PCR, d’altro canto, si prestano meglio per i test di conferma dei risultati dello screening. Visto l’alto numero di patogeni da analizzare periodicamente, il monitoraggio risulta molto spesso laborioso e lungo poiché molti test devono essere eseguiti in singolo. A tal proposito i Mosaici BIOCHIP consentono la ricerca in parallelo di diversi parametri infettivi in un unico ciclo di incubazione.

Diagnostica: Per la determinazione routinaria degli anticorpi anti-virus o batteri, diversi metodi sierologici risultano utili per lo screening, tra cui ELISA e il test in immunofluorescenza indiretta (IFA). I sistemi blot e PCR, d’altro canto, si prestano meglio per i test di conferma dei risultati dello screening. Visto l’alto numero di patogeni da analizzare periodicamente, il monitoraggio risulta molto spesso laborioso e lungo poiché molti test devono essere eseguiti in singolo. A tal proposito i Mosaici BIOCHIP consentono la ricerca in parallelo di diversi parametri infettivi in un unico ciclo di incubazione.

Ogni BIOCHIP è coattato con una linea cellulare infettata con un tipo di virus specifico. I tipi di virus utilizzati nel test Mosaico monitoraggoi del Topo 1 (piccolo) sono: Virus dell’epatite murina(MHV), retrovirus murino (EDIM), norovirus murino (MNV), virus minuto murino (MVM) e virus dell’encefalomielite di Theiler murino (TMEV). Grazie alla combinazione di diversi substrati IFA come Mosaici BIOCHIP è possibile analizzare fino a dieci campioni simultaneamente per cinque diversi tipi di virus in un’unico vetrino.

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Anticorpi anti-nucleo
Anticorpi anti nucleo
Informazioni cliniche:la rilevazione degli anticorpi antinucleari (ANA) è un indicatore diagnostico importante per molte malattie autoimmuni. Gli ANA sono diretti contro diversi componenti del nucleo cellulare. Questi comprendono gli acidi nucleici, le proteine nucleari delle cellule e ribonucleoproteine.

Malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico (LES) e le malattie associate a lupus possono essere riscontrate anche nei cani. I sintomi clinici del LES nei cani comprendono poliartrite non erosiva, lesioni cutanee, febbre di origine sconosciuta, glomerulonefrite, anemia emolitica, trombocitopenia, polimiosite e manifestazioni neurologiche.

Gli ANA si presentano in quasi tutti i cani (tra 97 % e 100 %) affetti da LES, spesso con titoli alti. Gli animali sani e i cani con infezioni (es. Bartonella vinsonii, Ehrlichia canis o Leishmania infantum) o altre malattie possono presentare ANA a titoli bassi. Nei decorsi blandi del lupus eritematoso discoide o cutaneo (sintomi cutanei senza manifestazioni sistemiche), la determinazione degli ANA restituisce in molti casi risultati negativi. Nei cani, così come negli umani, un risultato positivo per gli ANA e/o sintomi del LES reversibili si manifestano dopo il trattamento con alcuni farmaci, ad esempio gli anticonvulsivi (es. fenitoina), farmaci antiaritmici (es. procainamide), antipertensivi (es. idralazina), l’agente antimicotico griseofulvina e alcuni antibiotici (es. tetracicline).

Alcune razze di cane presentano una predisposizione allo sviluppo di LES e di malattie associate a lupus; tra questi troviamo i pastori tedeschi (da 32 % a 47,6 %), così come ad es. i Nova Scotia Duck Tolling Retrievers. Queste razze soffrono spesso di malattie reumatiche immuno-mediate (IMRD) e meningite arterite sensibile agli steroidi (SRMA).

Diagnostica:l’immunofluorescenza indiretta attraverso l’utilizzo delle cellule HEp2 è attualmente il metodo di elezione per la rilevazione degli ANA nei cani. Le cellule HEp2 sono migliori per la determinazione degli ANA rispetto anche alle linee cellulari canine o sezioni di organi. Il pattern granulare con regioni cromosomiche negative nelle cellule in mitosi (75%) è quello più rappresentativo nei cani affetti da malattie muscolo-scheletriche, letargia e/o febbre. Più raramente viene riscontrato un pattern omogeneo, caratterizzato da cellule in mitosi con regioni cromosomiche fluorescenti (25%). Questo fenomeno è caratteristico degli animali con manifestazioni sistemiche e sintomi come anemia, patologie muscolo-scheletriche, febbre, lesioni cutanee e poliuria. In entrambi i casi i nuclei interfasici possono presentare un pattern granulare oppure spot.

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